Io e la Norvegia: una storia d’amore nata in Erasmus

A ripensarci mi ci rivedo lì, in quella piazzetta tutta fiorita ad osservare la mia vita.

Riguardo alcune foto e mi sembra di aver vissuto alcuni momenti quasi in stato di trans, come se fossi sotto l’effetto di qualche polverina (detto da una che di polverine non ne ha provate mai). Che ti guardi e ti ascolti e quasi non sei tu, quasi sei fuori dal tuo corpo.

Se vuoi provare un briciolo di questa euforia e adrenalina, credimi, non è necessario che tu parta per andare dall’altra parte dell’Europa come ho fatto io; ma basta che ti tuffi fuori dalla tua comfort zone, che crei una porticina nella campana di vetro in cui gli altri ti vogliono relegare e vai a scoprire cosa c’è là fuori.

Io come ti dicevo sono sempre stata un pò esagerata, e quando si tratta di scegliere quale strada prendere vado per la più complicata. Ed è proprio questa mia personalità che mi ha portato, nel lontano 2010, ad entrare nell’Ufficio Relazioni Internazionali della mia Università a presentare la mia application per una borsa Erasmus di 9 mesi in Norvegia. Si perché sai, potevo scegliere tra tanti posti più vicini, meno freddi, più economici, più simili all’Italia, per meno tempo, ma NO, io dovevo andare lì!  Ti risparmio la storia delle 12 fatiche di Ercole che ho dovuto affrontare per venire a capo di tutta la burocrazia, modulistica, eccetera eccetera, ma se ti servono info o consigli non esitare a scrivermi.

Descrivere o raccontare il mio anno a Bergen con un solo articolo sarebbe impossibile, ma spero con queste poche righe di lasciarti con la voglia di scoprire, partire e fare mille avventure. Io sono partita con una conoscenza scarsissima dell’inglese (ai livelli del tipo “the pen is on the table“), e probabilmente ciò che mi ha permesso di godermi al 100% questa esperienza è stata decisamente una buona dose di ingenuità e stranamente di imprudenza.

I primi 2 mesi in Erasmus li ricorderò sempre come i mesi più brutti della mia vita. E se ripenso anche solo al primo giorno, al viaggio, mi viene la pelle d’oca. Pensa che avevo persino perso l’aereo che da Oslo mi avrebbe portato a Bergen!!! E poi la difficoltà di capire la mia coinquilina, di capire le lezioni all’università e la tipa che mi diceva che no, il corso di inglese di secondo livello non me lo poteva proprio far fare perchè avevano notato che era un livello troppo avanzato per gli studenti italiani, e trovare un posto dove mandare un fax (burocrazia ancora una volta), arrivare all’Ikea per comprare due pentole, e la postepay che non funzionava… Ed io che mi mandavo a quel paese da sola ogni sera, perché l’inglese lo dovevo imparare e se restavo ad Urbino proprio non ci riuscivo. E bada bene che non c’erano i telefoni supersmart che ti risolvono tutto, con il navigatore incorporato, google translate e l’app di wordreference. Ma sai qual’è il punto? Che se io le avessi avute tutte queste cose non avrei mai conosciuto la Giulia che sono oggi. Quella Giulia se ne sarebbe rimasta a dormire, in letargo, tanto non avevo bisogno di lei, del suo coraggio, della sua intraprendenza e sicurezza. Certo non che fossi scema eh, ma è così per tutti; fin quando non ti spingi oltre non sai quello di cui sei davvero capace. E’ come quando vai in palestra e l’allenatore ti dice che 10 suicide jump uno di seguito all’altro puoi farli. Tu ci credi poco ma ti metti lì e alla fine ci riesci davvero ed esci dalla palestra tutta gasata perché sei forte e niente ti può fermare. Ecco, io ho avuto l’onore di vivere così, con quello spirito dentro tutti i giorni della mia vita per ben 10 mesi. Ed è anche per questo che mi sono innamorata della Norvegia. Perché un pò come un fidanzato mi diceva ogni giorno che ero bellissima, che ero in gamba e che ce la stavo facendo.

Certo poi c’è da dire che mi sono innamorata anche di quei paesaggi, di quel verde che io quel verde così non l’ho mai più visto da nessuna parte, delle montagne, del tramonto a mezzanotte e del buio alle nove del mattino. E sai, dopo quasi un anno ti devo dire che io mi ero anche abituata alle strade pulite, ai tram in perfetto orario, alla gentilezza e all’educazione, ai servizi, alla biblioteca comunale che aveva milioni di libri in inglese, alla biblioteca della facoltà di Scienze Sociali con mille PC, ai ragazzi che camminavano scalzi o coi calzini per l’Università, alla piscina sotto la mensa, al porridge con la cannella il sabato a pranzo, alla cena alle 17,00, alle macchinette per le monetine alla cassa al supermercato, alle “escursioni” di domenica mattina, alle coperte fuori dai locali, ai volumi di alcool in circolo il venerdì sera…

E tutto questo mi piaceva, mi piaceva da matti!

Per cui, se ti capita, anche solo per 3 o 6 mesi, vivi altrove, approfitta delle mille opportunità che ci sono oggi e vivi, non ti limitare a sopravvivere. C’è così tanto là fuori!

Spero di averti trascinato con il mio fiume di parole, anche solo per pochi attimi, nei miei ricordi. Sarei felicissima se decidessi di condividere con me un’esperienza che ti ha segnato e insegnato tanto. 🙂

Alla prossima!