Mirò: tra sogno e colore a Bologna

Non sono un’esperta d’arte, ma mi piace tanto andare a vedere le mostre. In genere mi piacciono i musei, ma le esposizioni di quadri e tele sono di sicuro le mie preferite. Mi piace avvicinarmi tanto ad un quadro da vedere lo spessore dell’acrilico o dell’olio sulla tela. Come saprai se hai già letto qualche altro articolo di questa rubrica, il Palazzo Albergati a Bologna offre sempre mostre interessanti, e stavolta è toccato a Mirò. Da Aprile a questo terzo week-end di Settembre il palazzo ha ospitato una collezione di oltre 130 opere. 

Non essendo un’intenditrice purtroppo non sempre colgo la bellezza ed il talento di molti artisti, soprattutto quelli astratti. Mi piacerebbe poter vedere in una semplice riga nera ciò che ci ha visto chi l’ha creata e chi l’ha apprezzata, ma mi accontento di conoscere e scoprire. Con Mirò è stato un pò così. Trattandosi di uno degli esponenti più apprezzati del Dadaismo e Surrealismo i suoi lavori sono per me astratti, nonostante lui non ritenesse la sua arte tale.

Ma parliamo nello specifico della mostra…

Le mostre a Palazzo Albergati, magari lo sai già, si sviluppano tutte sui due piani del palazzo ma non spaventarti, non si tratta di infinite stanze. Erano esposti 100 olii, anche di grande formato, e con mia sorpresa c’erano anche le opere più famose (non sempre è facile ottenerle). Probabilmente anche in virtù dell’esclusività della mostra, mio malgrado questa volta non era permesso scattare foto nella quasi totalità delle stanze. Ho trovato bellissimo l’allestimento: le foto di grande formato che ritraevano Mirò con alcune sue opere erano molte evocative, e tra i corridoi bui le famose stelle di Mirò facevano da protagoniste. Inoltre è stato ricostruito scenograficamente lo studio in cui lavorava Mirò.

Mirò

Mirò

Grazie alla radioguida inclusa nel costo del biglietto, ho imparato che con il passare degli anni per le sue opere Mirò si ispirava sempre più ai calligrafi giapponesi e che la sua tavolozza di colori era essenzialmente composta dal nero. Infatti, se all’inizio della mostra eravamo circondati da rosso, verde, blu e giallo, persino anche nello sfondo, sul finire c’era solo il nero e il bianco. Dai video proiettati poi si poteva ammirare Mirò a lavoro: a volte usava come colore di sfondo della tela l’acqua “sporca” in cui aveva precedentemente pulito i pennelli, ed aveva l’abitudine di camminare sulle tele e tavole. 

“Trasgressivo, anticonformista e selvaggio, Joan Mirò per tutta la vita ha affiancato alla sua anima più contemplativa una poetica unica tra sogno e colore, così da sfuggire alla banalità e al convenzionalismo, dando vita a un linguaggio artistico universale ma allo stesso tempo unico e personale”

L’intento di Mirò, come lui stesso ha sottolineato, era quello di “assassinare la pittura” e favorire forme artistiche libere, prive di ogni schemi. E Il fatto che le sue opere non rappresentino nulla di propriamente bello, nè tantomeno perfetto, lo dimostra. Attraverso le sue opere ho avuto l’impressione che la sua fosse una vera e propria rivolta contro le costrizioni di un tempo e di un’epoca rigida. Dipingere sulla carta vetrata, accartocciare un giornale, diventano quindi sperimentazione più che eresia. Lo so che banalizzo molto ma sono dettata dal mio desiderio di empatia, di entrare nei bisogni dell’artista e di capirli.

La parte più bella della mostra è stata sicuramente l’ultima stanza: stendendosi su un divanetto circolare si poteva ammirare il soffitto su cui venivano proiettate le varie opere. Il tutto condito con un musichetta da balletto. L’ho trovata un’idea davvero carina ed originale!

Mirò

Mirò

Quando mi trovo davanti a questo genere d’arte e di opere mi sento quasi frustrata perchè sono incapace di comprenderne appieno il significato. Forse un colpo d’occhio non è sufficiente? O magari un significato non c’è affatto?!

Tu cosa ne pensi? Sei un’esperta e puoi aiutarmi a vedere “oltre la linea”?

A presto!